NIS2 e rischio residuo
Nella valutazione dei rischio nel contesto NIS2, rischio residuo e accettazione del rischio residuo sono concetti chiave soprattutto dal punto di vista legale e di responsabilità del management. Proviamo a spiegarlo in modo chiaro ma rigoroso.
Cos’è il rischio residuo (NIS2)
È il rischio che rimane dopo che l’organizzazione ha:
- identificato le minacce (cyber, operative, supply chain, ecc.)
- valutato probabilità e impatto
- implementato misure tecniche e organizzative adeguate (art. 21 NIS2)
In altre parole:
– non è il rischio “non gestito”, ma il rischio che non può essere ulteriormente ridotto in modo ragionevole, tenuto conto di ragioni normative o tecniche , costi, fattibilità e stato dell’arte.
Accettazione del rischio residuo: cosa significa legalmente
Dal punto di vista giuridico, accettare il rischio residuo significa che: l’organizzazione prende atto consapevolmente dell’esistenza di un rischio e decide formalmente di convivere con esso, ritenendo le misure adottate sufficienti e proporzionate.
⚠ Punto fondamentale: non è un atto tecnico, ma una decisione di governance.
Chi accetta il rischio secondo NIS2 ?
La NIS2 è molto esplicita:
- Organo di amministrazione / top management
- non solo CISO o IT
il management:
- approvi le misure di sicurezza
- sia responsabile della loro adeguatezza
- possa essere soggetto a responsabilità personale (sanzioni, sospensione temporanea)
– Quindi l’accettazione del rischio residuo deve essere consapevole, tracciabile e documentata a livello di direzione.
Dal punto di vista legale, l’accettazione del rischio è difendibile solo se:
- Il rischio è stato valutato formalmente
- Le misure adottate sono:
- adeguate
- proporzionate
- allineate allo stato dell’arte
- L’accettazione è:
- documentata
- motivata (costi sproporzionati, limiti tecnici, impatto sul servizio)
- È previsto un riesame periodico
Se manca uno di questi elementi, non è vera accettazione del rischio, ma potenzialmente negligenza.